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TAROCCHI E PSICOSINTESI – IL CARTOASCOLTO COME VIA VERSO IL SE’

(Questo articolo è stato pubblicato sul numero di gennaio 2020 de Il Sé, la rivista della Psicosintesi. Cliccando QUI puoi leggere e scaricare la rivista completa).

I Tarocchi, rappresentazioni archetipiche e specchi di mondi interni ed esterni, mi accompagnano in un cammino di ricerca cominciato nell’adolescenza. Nel corso di questi trent’anni, ne ho studiato le origini, la filosofia e i segreti, confrontandomi con diverse scuole di pensiero e portando con me, passo dopo passo, ciò che ritenevo più utile.

L’integrazione con la Psicosintesi e il counseling ha origine da un’intuizione, che ho trasformato in un’immagine: si tratta della Luna, uno dei 22 arcani maggiori, sovrapposta all’ovoide di Assagioli. Osservando la carta, si possono riconoscere i tre livelli dell’inconscio: in basso, l’aragosta che emerge dall’acqua simboleggia i contenuti che affiorano dalle profondità dell’inconscio inferiore; nella sezione centrale, i due cani indicano le attuali identificazioni e i comportamenti riconducibili al presente dell’inconscio medio; in alto, la Luna racchiude, in una luminosità piena ma notturna, l’universo di potenzialità dell’inconscio superiore.

Luna Ovoide

Il mazzo ideale per sviluppare questo approccio integrato è il Waite-Smith, stampato per la prima volta nel 1909. Pensati in base a una visione cabalistica, si tratta dei primi Tarocchi divenuti popolari nei quali ognuna delle 78 lame fu raffigurata per intero, con scene di vita quotidiana e situazioni mondane ad affiancare gli archetipi dell’inconscio collettivo. L’illustratrice, Pamela Colman Smith, seguì le indicazioni e i suggerimenti di Arthur Edward Waite, mistico inglese e ideatore del progetto, per ciò che concerne i disegni degli arcani maggiori, ma per i minori e le figure di corte ebbe carta bianca. Pamela amava il teatro, e decise di realizzare molte immagini ritraendo personaggi che sembrano posizionati su un palco, ispirati ad attori e pièce teatrali.

Roberto Assagioli diceva che la vita è gioco e rappresentazione, e parlava delle subpersonalità come di parti che si alternano su un palcoscenico coordinate dall’Io, il regista, l’osservatore, il centro di consapevolezza. Partendo da questo assunto, si possono facilmente riconoscere, in molte figure dei Tarocchi, le nostre parti, spesso in contraddizione tra loro, con bisogni e intenti diversi. L’arcano che più di ogni altro riassume questa dinamica è il Carro, dove un uomo dall’aspetto determinato guida una carrozza trainata da due sfingi di colori differenti, che sembrano dirigersi in direzioni contrapposte. Il conduttore conserva comunque la sua centratura, ed è in grado di far avanzare il mezzo con fermezza.

Il Carro

Il mazzo di Tarocchi è un tutt’uno, e ogni singola lama ha la sua importanza in una stesa, il sistema ordinato di carte selezionate per rispondere a una domanda. Anche rispetto agli arcani minori, spesso non utilizzati e poco considerati, le possibilità di integrazione sono interessanti. Le Coppe, legate all’elemento acqua, ai sentimenti e alle emozioni, possono far pensare a un’attitudine depressiva; le Spade, legate all’elemento aria, alla mente razionale e ai pensieri, parlano di vissuti di tipo ossessivo; i Denari, legati all’elemento terra, alla materia e al territorio, indicano un atteggiamento schizoide; i Bastoni, legati all’elemento fuoco, all’istinto e alla creatività, costellano contenuti di tipo isterico.

Questi sono solo alcuni degli aspetti che dimostrano quanto sia possibile lavorare con il mazzo da un punto di vista psicosintetico. Il sistema Tarocchi è aperto, e può ispirare le più svariate interpretazioni e decodifiche.

Sviluppati i punti in comune con la Psicosintesi, mi sono chiesto quale potesse essere la loro applicabilità in una sessione che fosse non solo tarologica, ma contenesse anche elementi di counseling, senza allontanarsi troppo dall’ascolto empatico, l’accettazione e la congruenza. Mi ha aiutato un aforisma di Rogers: io imparo solo ciò che per me ha un significato. Il mio obiettivo era portare la persona al centro, scardinando il ruolo del tarologo, che tradizionalmente ha il compito di leggere le carte sviscerando contenuti spesso non recepiti e interiorizzati, proprio perché poco significativi per il consultante.

Dopo diversi tentativi e un’ampia ricerca sul campo, ho strutturato la dinamica di una sessione integrata. Nella prima parte si cerca di capire insieme qual è la domanda più utile, che sintetizza il tema portante su cui si vuole lavorare. Si procede poi a scegliere alcune carte che formeranno una stesa, si scoprono una a una, e la persona stessa ha l’opportunità di rispecchiarsi e trovare i suoi significati, attraverso una lettura proiettiva. Il tarologo ha il compito di riformulare e riassumere i punti più importanti, e solo in un secondo momento dare un feedback su aspetti archetipici e simbolici, senza però snaturare la visione del consultante.

Questo approccio, che ho chiamato Cartoascolto, restituisce profondità e spessore alla sessione di Tarocchi, e stimola la persona a esplorare i tre livelli dell’inconscio alla ricerca di possibili ostacoli e risorse nascoste, favorendo l’espansione del campo di consapevolezza. Osservare le carte ritrovandovi se stessi rafforza la percezione dell’Io, e la stesa diventa un modo per ricevere e sintetizzare un messaggio del Sé, che spesso si rivela potente e sincronico e dà indicazioni profonde, ma nello stesso tempo pratiche, su possibili opportunità di sviluppo.

Contattami per sessioni individuali o di gruppo al 3421325910.

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