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I FIORI DI BACH E I SETTE GRUPPI – LA SOLITUDINE

Tanti anni fa, un medico molto singolare scoprì l’importanza e il peso della vita emozionale in relazione ai disturbi sia mentali che fisici a cui i suoi pazienti andavano incontro. Dopo questa grande intuizione, intraprese un viaggio prima di tutto interiore, e cominciò la sua ricerca, che terminò poco prima della sua morte. Nel corso del tempo, le scoperte che Impatiensfece lo convinsero ad abbandonare del tutto l’approccio tradizionale della medicina e a concentrarsi solo sulla definizione delle emozioni umane, nell’ottica di trovare dei rimedi naturali e senza alcuna controindicazione che fossero in grado di riportare equilibrio nel vissuto dei suoi pazienti. Camminando incessantemente per le verdi distese dell’Inghilterra, scoprì 38 rimedi floreali, che ancora oggi, anche se è passato molto tempo, ci aiutano ad armonizzare le nostre emozioni e ci supportano se attraversiamo una fase di malattia, accompagnandoci nel riflettere sul suo significato profondo. Il nome di questo medico era Edward Bach.

Edward Bach suddivise i 38 rimedi floreali da lui scoperti in 7 grandi categorie. La prima è la Paura, la seconda è l’Incertezza, la terza riguarda l’Insufficiente Interesse Per Le Circostanze Presenti, la quarta è la Solitudine.

SolitudineSembra che il primo rimedio scoperto dal Dr. Edward Bach sia stato Impatiens, stando ai racconti di Nora Weeks, sua fidata assistente per anni. Secondo la sua testimonianza, il Dr. Bach viveva in prima persona l’emozione che il fiore descriveva e armonizzava, e si ritiene dunque che il carattere di Bach fosse prevalentemente Impatiens. Se leggete la descrizione del fiore scoprirete che è il rimedio indicato per quelle persone veloci nel pensare e nell’agire, che desiderano che ogni cosa sia fatta senza esitazione né ritardo. Hanno difficoltà a essere pazienti con quelli che ritengono più lenti di loro, quindi tenderanno spesso a sollecitarli, e in generale sopporteranno poco la lentezza. La conseguenza di questo atteggiamento può portare alla solitudine, all’isolamento.

La stessa dinamica sembra interessare anche lo stato Heather, dove la solitudine è generata da un comportamento che a volte può risultare inopportuno, e riguarda quelle persone che sentono la necessità di raccontare tutti i loro affari a chiunque sia disponibile ad ascoltarli. Gli Heather sono spesso egocentrici, hanno bisogno di molte attenzioni e sono infelici se devono trascorrere del tempo da soli. Anche in questo caso, dunque, la solitudine diventa una conseguenza.

Un po’ diverso il discorso di Water Violet, che sembra essere solitario per natura, water_violetfortemente indipendente, sicuro di sé, ed estremamente riservato. La solitudine di Water Violet sembra essere più ricercata, e può diventare un ostacolo soprattutto quando le persone che si trovano in questo stato emozionale vivono un disagio mentale o fisico. Esse infatti, sia nella salute che nella malattia, amano stare per conto proprio.

Per molte persone la solitudine è difficilissima da gestire, per altre diventa un’occasione di scoperta e di ricerca. Il tempo trascorso da soli può essere ben speso quando si riescono a coltivare interessi che ci consentono di non accorgerci del peso della solitudine. L’arte è sicuramente un buon modo per occupare il proprio tempo, che sia essa lettura, cinema, musica, pittura e via dicendo. Coltivando un interesse in modo approfondito e costante, è possibile che, a un certo punto, ci venga il desiderio di condividerlo con altre persone. Ecco allora che si aprono ventagli di possibilità. Si può partecipare a eventi, corsi, incontri, aderire a circoli e associazioni dove saremo sicuri di incontrare qualcuno che condividerà un interesse comune.

Quando invece si occupa il proprio tempo passivamSolitudine2ente, lasciandolo scorrere in attesa di incontrare un compagno o una compagna o magari anche solo degli amici, la solitudine pesa maggiormente e diventa un circolo vizioso da cui sarà sempre più difficile uscire.

Credo che la solitudine, più dell’amore, sia una grande fonte di ispirazione per gli artisti, soprattutto per gli scrittori, che, come è noto, scrivono da soli, e magari arrivano anche a isolarsi per mesi, con l’obiettivo di finire il loro romanzo. Grazie alla solitudine sono stati scritti centinaia di migliaia di libri e altrettante canzoni, magari struggenti. Me ne viene in mente una su tutte, interpretata fra gli altri da Johnny Cash, che si intitola I’m So Lonesome I Could Cry (sono così solo che potrei piangere).

Ecco l’ultimo verso del testo:

Il silenzio di una stella cadente
illumina il cielo di porpora
E mentre mi chiedo dove sei
sono così solo che potrei piangere.

Al link sottostante, una versione particolarmente bella cantata da Johnny Cash in duetto con Nick Cave. Le loro voci notturne si fondono per descrivere l’emozione della solitudine condendola anche di una velata malinconia.

I’M SO LONESOME I COULD CRY

ICompagnia rimedi per la solitudine sono Impatiens, Water Violet e Heather.  

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